uno spazio nel mezzo…

…sotto la superficie

sotto la superficie

Pieno o vuoto, luminoso o cupo, dentro o fuori, al di sopra o al di sotto… sottosopra.
Alcuni lottano di volta in volta cercando di snidare uno spazio nel mezzo, dove rimanere per un po’ a riposo o, peggio, dove poter essere dimenticati, almeno per un po’.
Proprio lì sotto la superficie, scorre un antiestetico anestetico: la droga.

 

Tutti cerchiamo un po’ di pace, a volte cerchiamo una via per uscire dal mondo, o meglio, cerchiamo di contrattare una tregua con esso. A volte però, alcuni sentono l’urgenza di chiudere la porta e lasciare tutti quanti fuori per cacciare le proprie dita proprio dove fa male. Quello spazio sotto la superficie dove nessun altro può entrare o agire, né tantomeno parlare o giudicare. Quello è lo spazio nel mezzo. Fra cosa uno dovrebbe fare e quello che non dovrebbe. Fra quello a cui uno tiene e ciò a cui non tiene. Fra quello che uno è e ciò che non è. Sicuramente quello spazio plasma ciò che quel qualcuno diventerà.

 

Proprio lì è dove alle volte uno sente di dover lasciare entrare la piena. Lì c’è sporcizia, lì c’è splendore, lì fa freddo e fa caldo. Lì “è” e lì “non è”. Lì l’ “io” potrebbe essere interrotto o non corrisposto.

 

Sotto la superficie non vi sono colpe, né rimproveri, ed è lì che rabbia e dolore possono essere domati. Il fatto è che… i più sanno che la droga lo rende più semplice, e se la fanno.

Il tempo porta la polvere dove c’è assenza, il tempo è dove a volte rimaniamo incastrati… ma all’interno di quella intercapedine il tempo non ha tempo di esistere, al contrario, al di fuori, scorre inesorabile. Sono alte le probabilità che uno possa trovarsi invecchiato una volta risalito in superficie.

Se uno comincia a sentirsi a suo agio la dentro, se rimane intrappolato nel mezzo, proprio sotto la superficie, l’anestetico lo renderà presto insensibile, in primis a se stesso. A quel punto è molto probabile che sia proprio lui il primo ad essere dimenticato.

 
 

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