uccidere morendo

Terrorismo, siamo di cemento.

attacchi terroristici e barriere in cemento

 

Questo è il nostro nuovo mondo, la nostra nuova vita, le nostre solite vecchie paure di essere sopraffatti dal diverso e cerchiamo di essere concreti riguardo gli attacchi terroristici: la paura sta pian piano prendendo il sopravvento su di noi.

 

Il terrore porta al panico, il panico porta a difendersi, la difesa porta a barriere di cemento:

  • 14 Luglio 2016: Nizza (Promenade des Anglais)
  • 19 Dicembre 2016: Berlino (Ku’damm)
  • 22 Marzo 2017: Londra (Wenstminster Bridge)
  • 7 Aprile 2017 Stoccolma (Centro – Drottninggatan)
  • 3 Giugno 2017 Londra (London Bridge)
  • 19 Giugno 2017 Londra (attacco a fedeli musulmani fuori da moschea)
  • 17 Agosto 2017 Barcellona (La Rambla) e Cambrils

Per citare soltanto i più recenti avvenuti in Europa.
È deplorevole. È casuale. È terrorismo, appunto.

 

Cosa diresti a qualcuno pronto a morire per uccidere, che guida per uccidere? Cosa credi di potergli dire che possa fare la differenza?
Per quello che vale, mi sono chiesto a lungo circa le loro “ragioni”, i loro obiettivi, le loro vite e famiglie, i loro intenti, il nostro stile di vita, il nostro non essere più Cristiani (forse la maggior parte di noi) se non per estrazione sociale, circa l’estremismo, i loro leader.

 

Credo che la prima cosa che tutti noi facciamo non appena veniamo a conoscenza di un attacco terroristico, sia di accendere la radio o la tv per ascoltare le notizie, dare un’occhio a twitter e/o cercare più dettagli possibili su internet. E, sintetizzando ovviamente, tutto quello che possiamo estrarre da quelle informazioni può essere condensato nelle seguenti parole: terrorismo, attacco terroristico, persone morte, persone ferite, errori del governo, assassini. Non sento mai parlare di leader, non sento mai menzionare da dove e da chi quegli ordini e soldi arrivano, non sento mai parlare di quelli capaci di fare il lavaggio del cervello e convertire uomini in fantasmi senza nessuna finalità nella vita se non quella di distruggere la loro e quella di persone innocenti che, sono pronto a scommetterci, per loro non sono innocenti affatto.

 

Se concordiamo sul fatto che i terroristi che investono le persone con i veicoli sono un’arma loro stessi, allora chi preme il grilletto? Non è un’informazione che ci è data sapere, certo c’è un bel po’ di speculazione a riguardo, ma non ricordo di mastodontiche missioni volte a smantellare le organizazioni dei leader tanto da poter affermare: “Hey, stiamo facendo a pezzi il loro sistema”; infatti cresce: il sistema del terrore cresce, la rete terroristica cresce.

 

Siamo arrivati al punto di dover schermare e difendere le nostre città con barriere di cemento che ovviamente rappresentano anche un simbolo della nostra libertà che viene repressa, delle nostre vite che sono cambiate, della nostra sicurezza in pericolo; nel frattempo siamo tutti a elargire una quantità enorme di denaro ai nostri governi, denaro che dovrebbe essere investito nella causa della guerra al terrore. Credo che tutti noi desideriamo vedere quei leader abbattuti e non vedere erette barriere di cemento.

 

Alla fine, la tendenza ad un’altra Guerra dei 30 Anni si stà trasformando in realtà. Questa guerra però si svogle su campi di battaglia impredicibili.

 

Un uomo disposto a dare la sua vita in nome di una “causa” basata su favole che qualcun altro col lavaggio del cervello gli fa credere e che si convince che tutte le differenze presenti in questo mondo non hanno alcun valore, è più triste della morte stessa. E vale per i Musulmani, i Cristiani e tutti gli altri.

 

Dobbiamo aver fatto davvero un gran casino, ad un certo punto.

 
 

Leggi il testo di “Chase for the Leader”